La Torzella

La Torzella, è una pianta molto rustica e resistente, non è attaccata dai comuni fitofagi e parassiti, è un discendente molto prossimo del cavolo selvatico. Il carattere morfologico più evidente è l’arricciatura più o meno accentuata delle foglie che dà l’impressione di un tessuto spugnoso di colore verde -dal pallido all’intenso- e con increspature più o meno accentuate.

Il nome dialettale di questo ortaggio deriva dal nome con cui i broccoli venivano chiamati a Napoli: “torze”.

Con Decreto Ministeriale del 10 luglio 2006 questa verdura è entrata nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della regione Campania come torzella, cavolo greco, torza riccia.

Dal punto di vista agronomico richiede suoli ben drenati, è resistente al freddo, non richiede grosse cure colturali. La torzella è pianta biennale la cui fase vegetativa dura 5 mesi fra agosto e febbraio.

Nel primo anno di coltivazione, forma un gambo spesso, abbondantemente fogliato, con una rosetta terminale. Nel secondo anno, fiorisce e fruttifica producendo silique che contengono i semi.

La messa a dimora in pieno campo viene effettuata utilizzando piantine allevate in semenzaio; il trapianto, eseguito nei mesi di aprile-maggio, richiede un investimento medio di 30.000 piantine/ha.

La raccolta del prodotto si attua in più riprese: quattro volte nel periodo novembre-marzo. Prima si raccolgono le cime centrali, poi la pianta emette ripetutamente nuovi getti laterali terminando con la fioritura il suo ciclo annuale in febbraio. Le foglie sono di gusto vivace e pungente, a metà tra il Friariello (amaro) e la Cima di Rapa (dolce); quelle giovani sono tenere e ricche di sostanze nutritive. Una porzione di Torzelle è in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamine A e C di un adulto, di fornire il 13 per cento di Calcio e un buon apporto di Potassio, enzimi digestivi e antiossidanti. Per il suo elevato contenuto in glucosinolati, la Torzella, come tutte le piante appartenenti alla famiglia delle Crucifere, svolge un’azione protettiva contro il cancro. Nel dopoguerra, in Campania, questa pianta è stata del tutto dimenticata tanto da rendere necessario un intervento per recuperarne il germoplasma.

Le iniziative di recupero e la stabilizzazione genetica della Torzella sono avvenute nell’ambito del Programma per il  “Recupero e valorizzazione del germoplasma orticolo campano”, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive della Regione Campania, a partire dal 2004 ed affidato al Consorzio per la Ricerca Applicata in Agricoltura – CRAA. La selezione del materiale è stata curata da EURECO, (già CIRIO Ricerche) socio del CRAA, che partendo dagli ecotipi reperiti in piccoli orti dai tecnici dei Servizi di Sviluppo Agricolo Regionali, ha proceduto a selezionare una decina di progenie sulla base di  valutazioni agronomiche (tolleranza a fitopatie, vigoria della pianta) e morfologiche (grado di arricciamento e colore delle foglie) etc. da cui sono stati ricavati lotti di semente messi in coltivazione, a titolo sperimentale, in aziende agricole in provincia di Napoli. Grazie ad una convenzione tra l’Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive della Regione Campania e l’Ente Nazionale Sementi Elette (ENSE) è in corso una prova di caratterizzazione varietale che si concluderà nel corso del 2007 ai fini dell’iscrizione della Torzella nel Registro Nazionale delle varietà di specie di piante ortive.

La Torzella si presta ad essere consumata fresca: sia cruda sia cucinata (cotta a vapore, lessata o saltata in padella).

È ideale per le zuppe invernali, quando i primi geli l’hanno resa più tenera. La tradizione del consumo di questa verdura si lega principalmente a un piatto che per almeno tre secoli (dal XVI al XVIII) ha dominato sulle mense dei nostri avi: la “Menesta maretata”, che univa (appunto, “maretava”) un ricco brodo di carnii miste con “scarolelle, burraccelle, cicorielle, vrocculille, cappuccelle e torzelle”, così come elencava il Tardacino nella sua Vaiasseide.